Istruzioni

Istruzioni per aprire un pistacchio

Le bucce dei pistacchi, dicevo, stanno aperte come bocche. A seconda, sembra che sorridano, oppure che gridino. E non lo sai se a spalancare quella fessura fai davvero un bel lavoro, perché par quasi di operar violenza. Una forma brutale di estrazione della perla dal ventre riluttante dell’ostrica. Che qui la perla non ha nemmeno un bell’aspetto. E’ un sassolino un po’ marrone e un po’ verdino. Secco. Se si pensa a cosa paragonarlo viene in mente il calcolo che tolsero alla nonna, quello che lei s’è fatta ridare indietro per tenerlo in una provetta di vetro che ora rimane inerte in una scatola nell’armadio dei cappotti.

L’ostrica del pistacchio, invece, è un guscio liscio e imperlato di sale. E per fargli aprir le fauci non c’è niente di meglio da usare come leva che la metà di un altro guscio precedentemente separato dalla parte sua gemella insieme alla quale è nato. E poi, man mano che i frutti dei pistacchi si fan scrocchiare sotto i denti, i gusci si usan quasi tutti per aprire altre legnose ostriche, come una leva che forza la rigidità dei gusci.

Si tratta di una operazione semplice, una catena di montaggio composta da una persona sola a formare una serie di gesti a spirale. Una spirale che somiglia a quella piccola eternità finita che è anche l’unica che possiamo conoscere noi. Una spirale meta- pistacchiale, in cui il pistacchio raggiunge la rara situazione d’equilibrio di essere allo stesso tempo il fine e lo strumento per raggiungerlo.

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