Luoghi

Necropoli

È la città dei morti.

Qui le voci dovrebbero essere silenti, le membra immobili, gli occhi ciechi. Eppure tutto trasgredisce: l’arrugginito frinire delle cicale, l’allungarsi lento dei rami di quercia verso la luce, il brillare smeraldino dei dorsi delle mosche che affollano un brandello di pelliccia. Le ali pallide di una libellula.

Da secoli marcite nei cesti, le pesche votive posate ai piedi di quei letti di tufo si sono ridotte a drupe scure, osservate dietro i vetri dei musei.
“Guarda quel nocciolo: chissà in quale antichissima bocca si sarà rivoltato”
Ma è un pensiero ingenuo. Nessuno l’ha mai tastato con la lingua: è il tempo ad aver divorato il frutto. Era una pesca per gli spiriti, sconosciuta ai denti dei vivi.

E adesso, anche le braccia che offrirono quella colazione inconsumata sono diventate braccia d’ombra, e così quelle dita che tracciarono il segno rosso che ancora resiste fin dentro i pori della pietra: un rosso troppo duro a finire, fiaccato dalle lunghe carezze di migliaia di soli.

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