Eventualità, Fatti

La sfida di esistere

Il Moloch è un’antica divinità venerata nella Geenna. E’ un mostro che viene raffigurato come il diavolo. Così simile al diavolo da avere anche delle corna ritorte in cima al capo. E ha occhi vuoti, come le statue di marmo, ed esiste solo fino al torso. Sotto…Niente. Sotto ha un piedistallo. Se si sercano altre rappresentazioni per vedere le gambe del Moloch se ne trova una dove ha gambe affusolate, da modella.

Il moloch, però, è anche un animale. È un rettile che abita nei deserti australiani. Il moloch orridus è un rettile barocco, pieno di guglie, dal dorso spinoso come le caverne sotterranee, carico di stalattiti e stalagmiti capaci di trafiggere la carne. I suoi occhi sono rotondi, le sue palpebre sono solo rapide cataratte che appaiono e scompaiono davanti alla ferita verticali delle loro pupille. È un animale, quello, irto di ogni cosa, ingeneroso. Probabilmente urticante.

La sua bocca è a forma di becco. Incapace di bere. La sua inospitalità lo rende inadatto anche a se stesso. Incapace di abbeverarsi. Capace solo di morire di sete, e rinsecchirsi in mezzo al deserto. Roccia tra le rocce. Se non fosse che l’evoluzione l’ha dotato di una risorsa inaspettata: il moloch, infatti, sa bere dalle zampe. Le sue zampe hanno delle terminazioni che sono come cannucce, sicché lui, anche nei deserti aridi in cui vive, solo sostando sulla sabbia sa suggerne l’umidità attraverso i piedi. Catturarne ogni stilla, come fa un fiore con le sue radici. Un’umidità che, attraverso un sistema fognario di tutto rispetto, sa arrivargli in bocca.

Il narvalo è un unicorno. Il narvalo è un cetaceo, simile ad una balena: una massa color melanzana, enorme. Se vogliamo inespressiva. L’unica cosa che lo differenzia da una balena è il corno che ha sulla fronte. Un corno lunghissimo, cesellato, disegnato da un disegnatore sublime. Appuntito come una spada. Vive nei mari dell’Artico. Nuota come un fantasma sotto i ghiacci. Nuota come un fantasma sotto chilometri di ghiaccio. Ma il narvalo non è un pesce: lui respira, e senza ossigeno muore. Così il ghiaccio può ucciderlo, se gli impedisce di riemergere. Ma, ecco, la natura (l’evoluzione), gli ha regalato un corno. E così lui nuota sotto un ghiaccio che ha gli strumenti per infrangere.

Sfida l’immaginazione, e la batte, esistendo. Come il moloch. Come me. Come noi.

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