Istruzioni

Istruzioni per parlar d’altro

Per cominciare si tocchi l’argomento. Lo si tocchi, se possibile, con una certa delicatezza, dosando bene la forza. Se ne saggi la consistenza, se ne valuti la cedevolezza. Se è troppo rigido, si allenti subito la pressione. Se, invece, risulta piuttosto elastico, si potrà provare a premere leggermente di più.

Poi si lasci la presa.

Si ripensi, ora, alle quattro sedie di plastica bianca posizionate una di fronte all’altra, a due a due, sotto l’immagine sbiadita di una Madonna incastonata dentro a un muro di mattoni, la veste dipinta dello stesso azzurro liquido che hanno gli occhi ciechi. Tornerà subito in mente l’odore denso di pioggia e di rose fradice che impastava l’aria. Poi ci si ricorderà che, quella sera, a un certo punto s’era sentito un pesticciare di piedi sul suolo bagnato e, girandosi, s’era vista una donna china a cercare qualcosa nell’asfalto scurito dall’avanzare della sera. Allora s’era pensato che, probabilmente, la donna stava cercando una spilla. Lo si era pensato perché si portava, di tanto in tanto, la mano al bavero della giacca (era una giacca blu, oppure grigia, tenuta chiusa da quattro bottoni di finto osso).

Quando la donna s’era allontanata – pensateci bene – voi vi siete avvicinati circospetti al punto dove aveva guardato e avevate cominciato a guardare anche voi, non tanto per desiderio di possedere la spilla, ma per il gusto dell’antico gioco del trovare.

Eravate stati un po’ lì, a guardare in basso, la faccia appesantita dalla gravità, con tutta la carne che sembrava molto attratta, d’un tratto, dal centro della terra, al punto che v’era venuto fatto di pensare, con una specie di capogiro, a quanto ogni passo non sia altro che un opporre resistenza a quella forza misteriosa per poi concederle la vittoria, al momento in cui si lascia di nuovo cadere il piede.

A un certo punto avevate visto, se la memoria non v’inganna, un piccolo cerchietto dorato, come una moneta da venti centesimi: dovete aver pensato “eccola, la spilla”.

Era, invece, solo il tappo dentuto di una bottiglia di birra. S’era fatto troppo buio per le spille, che hanno bisogno di luce per lanciare al cielo il loro sos. Un po’ come – pensateci – quei cocci di bottiglia incastonati nel muro delle caserme dismesse che, all’ora del tramonto, sembrano ali di crisopidi pronti a volare via.

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