Fatti, Persone

Repubblica rossa come il rosso che non c’è

C’è chi dice che la Repubblica italiana abbia un colore e che quel colore sia il rosso. Il rosso delle giubbe garibaldine che hanno inventato uno Stato a venire, e in seguito il rosso del colore politico dei ribelli, del bel fior del partigiano morto per la libertà, degli occhi stanchi di chi si è fatto insonne per poter sognare da sveglio. La Repubblica italiana, però, è nata in un giorno in cui qualcuno il rosso lo rifuggì. “Niente rosso, oggi”. Niente rosso. Niente rossetto sulle labbra. “Niente rossetto sulle labbra per noi ragazze, quel due giugno del millenovecentoquarantasei”. Tonina ha compiuto novantasei anni e il rossetto non lo mette più, perché non ci vede bene e forse non saprebbe seguire i bordi delle labbra. Guarda ancora fuori dalla finestra, però, e intuisce le ombre verdi che sono gli alberi del giardino sul retro. La sera vede l’alone bianco della luna, ma le lucciole non le vede più e forse la sua luna non è che un lampione. Durante la mattinata aspetta l’ora di pranzo e a pranzo ci sarà pasta ai broccoli e poi una coppa del nonno. Nel pomeriggio aspetta l’ora di cena: minestra in brodo e una banana tagliata a fettine. Può essere che sia mezza banana, a ben pensarci. Così tagliata non si capisce. Quando era ragazza camminava veloce nei boschi con le tasche piene di bombe per chi combatteva in montagna. “Qualcuno oggi nega, dice che non ha mai portato armi, ma è una bugia. Dicono che i partigiani erano comunisti, ma anche questa è una mezza bugia: molti no. Molti erano solo stanchi d’esser schiavi e d’essere in guerra e hanno scelto quella strada che forse era giusta, o forse no”. E quando le tasche son tornate piene di pezzi di spago e pezzetti di selce bianchissima raccolta per strada come porta fortuna, ecco che si scopre che la rivoluzione era appena cominciata.
“Si parlava di voto alle donne e sembrava si parlasse di cose impossibili, invece poi si è votato davvero e quel giorno ai seggi c’erano le file. File lunghissime e noi ragazze e le nostre mamme e le nostre nonne, lì ad aspettare che fosse il nostro turno, tutte eleganti per l’occasione, ma niente rossetto. Lo avevamo letto sui giornali: lo consigliavano perché le schede allora si chiudevano leccandole come si lecca la colla delle buste e noi non dovevamo lasciar segni. Perché il nostro voto doveva valere come quello degli altri”. La Repubblica italiana è il rosso e il contrario del rosso. E se quel giorno a scegliere per la prima volta sono andati tutti, a disfarla può essere il contrario di tutti se a guidarla è quel Nessuno pusillanime che rifiuta un nome per ingannare il ciclope accecato che è un popolo che non vuol vedere niente.

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